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I luoghi e il tempo Il mercato del venerdì

Il mercato del venerdì

Visso: ricordi, luoghi del cuore.
Di Annalisa Michelangeli

Alla domanda cosa ricordi di Visso con particolare affezione ho pensato a lungo e mi sono risposta che, in realtà, ho vissuto poco il paese, per varie vicissitudini, ma c’è sempre un punto di ancoraggio dove sei cresciuto, dove hai messo radici per poi spiccare il volo. E, nel mio caso, sì, c’è anche Visso, paese incastonato tra le valli e i Monti Sibillini, a contatto stretto con la regione Umbria e via di passaggio verso la Capitale. A mio avviso, Visso è stata sempre terra di confine, paese che ha assorbito nel corso della storia diverse influenze di usi, costumi e tradizioni da regioni diverse. Ora che vivo a Macerata, mi accorgo di quanta distanza c’è tra il mio paese di origine e il territorio marchigiano in senso stretto: un dialetto diverso, cibi e rituali cerimoniali differenti. Sento Visso più vicina all’Umbria per certi aspetti e a parte del Lazio. Nella mia memoria c’è il paese, ma c’è anche l’atmosfera di comunità che ruotava intorno alla Piazza principale, al Laghetto, ai bar, ai giardinetti della Pesa, alle scuole, alla piscina e nelle case delle persone, amici, conoscenti, passeggeri. Tutto questo è stato strappato via da movimenti sussultori e ondulatori che hanno scosso anche le frequenze cardiache e accelerato i battiti. Visso però lo ricordo con affetto ora, come luogo di rifugio e arresto, di sosta rigenerante e salvifica nel caos quotidiano, nelle corse verso chissàcosa. Aspetto solo la mia casa.
Un luogo del paese che ricordo con piacere è il Campo di Fiera con il suo mercato del venerdì. Ci andavo tutte le settimane, con mia madre, mia zia o le nonne dopo aver gustato una colazione al Bar Montebovi o Sibilla (quanto era buona la girella al cioccolato!). Le bancarelle erano disposte a cerchio ed erano molte. Da fuori vedevi tanti colori, si sentivano vocii di accento diverso e odori contrastanti di frutta e porchetta. Solitamente facevamo un lungo giro e tornavo a casa sempre con qualcosa: una maglietta, un paio di sandali o un giocattolo. Mia nonna paterna al mercato faceva la spesa alimentare, soprattutto il pesce che arrivava fresco dalle Marche, ricordo il signor Pietro che lo vendeva, sempre gentile con tutti.
Oggi che tutto è stato ricreato per farci vivere le persone, quando raramente torno a Visso, avverto subito il cambiamento. I servizi essenziali ci sono, alcune case periferiche sono tornate in piedi, ma manca quell’atmosfera che si respirava un tempo, l’essere “culla” e allo stesso tempo “evasione”.Essenzialmente mancano i sorrisi e la vita “urlata” dalle finestre.

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