I vicoli che aspettano
La mia ultima passeggiata nei vicoli di Visso, mano nella mano con il mio fidanzato, risale a una sera caldissima dell’estate del 2016. Mancavano pochi giorni alla prima scossa della sequenza sismica che avrebbe messo in ginocchio questa parte delle Marche.
Indossavo un vestitino azzurro. Quel giorno aveva fatto così caldo che avevamo deciso di salire in montagna per respirare un po’. Avevamo cenato in un ristorante di Visso e poi, in tarda serata, ci eravamo messi a passeggiare per i vicoli. Avevamo scambiato qualche parola con alcune signore sedute fuori dall’uscio. C’erano ancora ventiquattro gradi, si stava bene e non serviva neppure una maglia: una cosa rara, a Visso.
Visso mi è sempre piaciuta moltissimo. Negli anni ci sono tornata tante volte. Ogni scusa era buona per assaggiare una delle sue mitiche cioccolate calde, una pizza, i gelati preparati con ingredienti a chilometro zero oppure un panino con il ciauscolo fatto come una volta.
Per questo, ogni volta che entro nella Visso ferita di oggi, i ricordi si sovrappongono alle immagini del presente.
In questi anni ci sono tornata spesso come giornalista, in occasione delle visite istituzionali dei tanti politici arrivati nel territorio. Li ho ascoltati tutti. Ma la realtà è quella che si vede ancora oggi: nel centro storico il tempo sembra essersi quasi fermato e i cantieri restano pochi.
Comprendo la complessità di ricostruire un borgo medievale. Eppure, tornando in piazza per un aperitivo che ho seguito per lavoro, ho provato un sentimento profondo di tristezza e nostalgia.
Il terremoto non mi ha tolto una casa, un familiare o un’attività. Mi ha tolto, però, tante belle abitudini legate ai piccoli borghi del cuore. E quando penso al giorno in cui potrò tornare a passeggiare davvero nei vicoli di Visso, temo che avrò già i capelli bianchi. È un pensiero che stringe il cuore.
Anche per questo, da giornalista, ho cercato negli anni di raccontare ogni dettaglio del terremoto e della ricostruzione, tutto ciò che mi è stato possibile, per contribuire a tenere accesa una luce su questi territori.
Vorrei tornare a passeggiare nei vicoli di Visso il prima possibile. Vorrei ritrovare quell’atmosfera unica che soltanto un borgo millenario sa regalare.
E ciò che scrivo per Visso vale anche per tutti gli altri paesi cancellati o feriti dalle scosse: luoghi che custodiscono ricordi, legami e identità, ma che non chiedono di vivere soltanto nella nostalgia. Chiedono di tornare a essere paesi. Chiedono futuro.
Monia Orazi
