La festa della Concezione
La chiesa dedicata all’Immacolata Concezione, per i Vissani la Concezione, sorge in alto rispetto al paese, alle pendici del colle che da essa prende il nome. Edificata sui resti di un antico oratorio, fu affidata nel tempo agli Apostolini, un ordine religioso poi sciolto, al Terz’Ordine francescano, “Li Becchetti”, ed infine alla Confraternita della Concezione, nata con lo scopo di assistere gli infermi, i moribondi e di far dire Messe in suffragio dei morti. L’attuale edificio, del XVI secolo, ha la pianta irregolare di un rettangolo dai lati lunghi non rettilinei, perché chi l’ha progettata ha dovuto adattarne la struttura alla conformazione del terreno. E’ dotata di una semplice facciata a capanna, con portale ed oculo in pietra bianca. Sul davanti c’è un piccolo spazio erboso, delimitato da un muro dal quale ci si può affacciare per vedere il panorama della valle dell’Ussita.
L’ interno, nel ricordo degli abitanti di Visso che non vi sono più entrati dopo il terremoto del 2016, è semplice e austero, con pavimento in grezzi mattoni di cotto. Proprio vicino all’ingresso un elegante coperchio in pietra ricopre la tomba della potente famiglia Agostini, che contiene ancora le ossa di defunti che vi furono sepolti qualche secolo fa. Le pareti della chiesa sono nude e l’ arredamento, povero, è costituito solo da alcuni banchi di legno consumato dal tempo e da qualche sedia spaiata. La statua lignea della Madonna, rappresentata come un’esile fanciulla, che viene attualmente esposta alla devozione dei fedeli in occasione della Festa della Concezione, fu acquistata alla fine degli anni Cinquanta da don Aldo Zega a Roma, su incarico e per conto di Domenica Cherubini, Menichina, che volle poi donarla alla Chiesa, che si trovava nel suo quartiere, sul pendio sopra alla sua casa.
La Festa della Concezione è sempre stata molto sentita dai Vissani, che la mattina dell’ 8 Dicembre si recavano numerosi nella piccola chiesa, disposti a restare in piedi per tutta la durata della celebrazione, perché non c’erano abbastanza posti per sedersi. Si arrivava alla Concezione percorrendo la via “de lu Castellu”, piuttosto ripida e disagevole nell’ultimo tratto, soprattutto perché le forti nevicate o le gelate, in passato frequenti a dicembre, la rendevano molto sdrucciolevole. Per dare modo a chi aveva animali da accudire nella stalla, o qualche altro lavoro da svolgere, di tornare a casa in tempo e, pare, ai cacciatori, di andare a caccia, la Messa veniva detta presto, alle 6.30, quando era ancora buio fitto, ma poi durante il rito dalle piccole finestre della chiesa, a mano a mano che albeggiava, entrava il chiarore della luce. Pochi Vissani lo sanno, ma la consuetudine di celebrare la Messa prima del sorgere dell’alba è anche un’ antica tradizione legata al culto mariano: Maria infatti è la “Stella del mattino”, che indica ai fedeli il cammino che conduce a suo Figlio, il Salvatore del mondo. Si trattava dunque di una di quelle “Messe Rorate”, che nella tradizione cristiana si celebravano in onore della Madonna durante il periodo dell’ Avvento, al mattino presto prima che sorgesse il sole, alla luce delle sole candele (“Rorate, caeli, desuper..” Irrorate, cieli, dall’alto..”).
Per illuminare il percorso, i ragazzi che abitavano vicino alla chiesa della Concezione o al Campo della Fiera, generazione dopo generazione, utilizzavano mozziconi di candele in passato e in tempi più recenti contenitori di olio per motori tagliati a metà, in cui inserivano stracci impregnati di nafta e olio bruciato, a cui poi davano fuoco. I chierichetti, nei giorni della novena che precedeva la festa, durante i quali la Messa veniva celebrata nel primo pomeriggio, chiedevano alla famiglia Armoni, che abitava nei paraggi, un po’ di brace da inserire nell’incensiere, che veniva utilizzato nella funzione religiosa. Nel piazzale antistante la chiesa, la mattina dell’8 Dicembre veniva acceso un grande fuoco che illuminava tutto lo spiazzo e la facciata, ma che soprattutto rappresentava una fonte di calore per quanti, intirizziti dal freddo, sentivano il bisogno di riscaldarsi un po’ prima di entrare e affrontare la temperatura dell’interno, così rigida che il respiro si condensava in nuvolette di vapore acqueo.
Al termine della Messa c’ era l’usanza di recarsi in uno dei bar di Visso, quello Centrale o il Montebovi o il Sibilla, a bere una tazza di denso cioccolato caldo (lo squaglio). In tempi più recenti si andava invece nella sala parrocchiale, dove a tutti veniva offerta la prelibata bevanda, accompagnata da dolci fatti in casa.
Il terremoto del 2016 aveva interrotto la tradizione della Messa all’alba la mattina dell’ 8 Dicembre. Nel 2023, però, la consuetudine è stata ripristinata, insieme a quella della colazione comune con squaglio e dolci caserecci. La Messa da allora viene celebrata alle 6.30 con grande partecipazione da parte della comunità nella Chiesa Nuova, infatti la Chiesa della Concezione non è agibile, perché il terremoto l’ ha gravemente danneggiata, come purtroppo gran parte degli edifici pubblici e privati di Visso.