La festa della Madonna di Cardosa
La Madonna di Cardosa è una piccola chiesa situata sulla strada sterrata che da Visso porta verso la Fonte del ‘Vinchetto’, da cui a piedi si può raggiungere la cima del Monte Cardosa, il cui nome deriva dai cardi che crescono abbondanti in tutta la montagna, e ridiscende poi verso Nocelleto. Non possiamo dire con precisione quando è stata costruita. Il nucleo più antico risaliva al Medio Evo, ma in epoca più tarda è stata in gran parte ricostruita e ampliata. Il Lascaris, venuto a Visso in Visita Pastorale nel 1712, riferendosi alla chiesa di Cardosa, parla degli affreschi che ne ornavano l’interno. Dietro all’altare, originariamente in mattoni e poi in legno dorato, sopraelevato rispetto alla parte occupata dai fedeli, è ancora ben visibile un affresco antico, che rappresenta l’ immagine di una Vergine dalla pelle scura e dal volto severo, per i fedeli la Madonna di Cardosa. Ai due lati, attaccati al muro quasi a fare da cornice, ci sono due angioletti in legno dorato, sui cui polsi sono appesi numerosi rosari, sicuramente posti lì da coloro che invocavano la protezione di Maria, oltre che con la preghiera, anche con il dono della propria corona. Un tempo, sulla stessa parete, era appesa una bacheca contenente degli ex voto d’ argento, un ringraziamento alla Vergine per qualche grazia ricevuta, che ormai non ci sono più, perché sono stati rubati.
Dopo il terremoto del 1997 tutto l’edificio era stato restaurato, ma il sisma del 2016 ha prodotto gravi danni a tutta la struttura, che è stata poi messa in sicurezza.
Attaccata alla chiesa, c’era pure una romitoria. Per secoli, infatti, fino agli anni Cinquanta, viveva lì un eremita, che abitava nei rustici locali situati sulla destra della costruzione e che comprendevano anche una cucina dotata di camino. Di fronte alla chiesa, dove ora cresce un corniolo (Un ‘grugnale’, in dialetto), c’era l’orto coltivato dall’eremita. I locali annessi alla chiesa per secoli hanno rappresentato un ricovero e un rifugio per i contadini, per i pastori e per i viandanti che frequentavano quei luoghi.
Il piccolo complesso era amministrato dalla Confraternita del Ss. Crocifisso, che aveva la sua sede nell’ omonima chiesa di Visso, situata nei pressi di Porta Sant’ Angelo. La Confraternita amministrava pure il Monte frumentario, istituito per dare in prestito ai contadini più poveri, con l’obbligo però di restituirli, una certa quantità di semi di grano e di orzo da seminare, poiché negli anni in cui il raccolto era scarso spesso essi erano costretti a mangiare anche quanto era stato accantonato per la semina.
Quella della Madonna di Cardosa era una cappellania, cioè una fondazione pia costituita originariamente con un lascito o una donazione di un fedele, a cui nel tempo si sono poi aggiunti molti altri lasciti e donazioni. Era molto ricca, infatti possedeva centinaia di pecore e decine di mucche e di altri animali. Inoltre i numerosi campi che si estendevano sulla Montagnola di Cardosa appartenevano alla cappellania e per consuetudine venivano dati in affitto ai contadini. Ora sono incolti e ricoperti dai rovi, ma fino alla metà del Novecento vi si coltivavano grano, segale, ceci e patate. Il raccolto, prima della costruzione della strada carrozzabile, veniva trasportato a valle con carri e tregge (‘tregghie’), per due carrettiere che provenivano, una dal Vinchetto e una dalla Soiana e passavano vicino alla Chiesa, che quindi era costruita nei pressi di uno snodo viario frequentato, oltre che dai numerosi agricoltori e pastori della zona, anche da mercanti e viandanti.
La festa della Madonna di Cardosa era la più importante per gli abitanti di Borgo S. Giovanni, insieme a quella in onore di Santa Margherita (Santa Margheritella, per i Vallopani, che avevano l’usanza di trovare un soprannome per tutti, pure per i santi). Per antica consuetudine si svolgeva la prima domenica dopo Pasqua. Veniva spostata quando era brutto tempo e allora si celebrava a luglio o perfino ad agosto, almeno in tempi più recenti. Era una tradizione così sentita per gli abitanti di Vallopa, che quelli che erano emigrati a Roma e nel Lazio da tempo ritornavano a posta al paese. E lo è stata fino agli anni ’70, poi paradossalmente è entrata in crisi dopo che è stata costruita la nuova strada percorribile dagli automezzi.
Una decina di giorni prima, le santesi, cioè le donne che avevano il compito di organizzare la festa, si recavano a Cardosa a dorso di asino o di mulo, caricando tutti gli attrezzi necessari per la pulizia, per fare prendere aria alla chiesa rimasta chiusa per un anno e ripulirla dalla polvere e dalle ragnatele accumulatesi nei lunghi mesi passati.
La processione dei fedeli che si recavano a piedi al santuario partiva dalla chiesa di Borgo S. Giovanni (Vallopa), dedicata a San Giovanni Battista, in cui veniva custodita una caratteristica statua di legno del santo, lavorata e dipinta solo sul davanti e dietro lasciata scabra. C’era sempre un gran numero di partecipanti, perché quello di Vallopa era un borgo popoloso: intorno agli anni ’50 era abitato, infatti, da più di sessanta famiglie, quasi tutte numerose. Si percorreva, secondo la tradizione, la vecchia mulattiera utilizzata dai contadini per trasportare il grano dalla montagna a valle. In processione si portava lo stendardo con l’immagine della Madonna di Cardosa, conservato prima del terremoto nella chiesa di Borgo S. Giovanni, e una croce, che dopo il sisma del 2016 è stata portata dal parroco nella chiesa di Visso, per motivi di sicurezza. Lungo il tragitto, che durava circa due ore, il sacerdote diceva il rosario, facendo una sosta presso ognuna delle tre croci che si incontravano nel cammino. Le soste servivano anche per riposarsi, prima di riprendere la salita. Giunta alla chiesa, la processione entrava dalla porta che si apre nella parte posteriore dell’ edificio, sulla destra della parete che ci si trova di fronte quando si arriva. I frati cappuccini che nel tempo hanno svolto le funzioni religiose a Vallopa, come Padre Guido, Padre Ruggero, Padre Arnaldo, Padre Timoteo ed altri, ricordati con simpatia dai Vallopani, perché cordiali e ‘alla mano’, subito si dedicavano alle confessioni, poi dicevano la messa. Finita la celebrazione, c’era la benedizione del pane comprato dalla confraternita. Secondo la tradizione, ad ogni famiglia veniva data una pagnotta di pane benedetto, un’usanza che è rimasta in vigore fin dai tempi più antichi, e che originariamente era un gesto di carità cristiana che permetteva anche ai più poveri di poter mangiare del buon pane almeno per quel giorno.
Poi si pranzava all’aperto seduti sul prato, se non pioveva. Tutti portavano da mangiare, oltre a vincisgrassi e polli arrosto, anche ciò che era stato lasciato da parte per la festa fin dal giorno di Pasqua: il salame, la pizza di Pasqua e le uova sode. Si giocava ‘a coccetta’, soprattutto gli adulti, tra scherzi e prese in giro. Chi riusciva a rompere il guscio dell’ uovo del contendente con il proprio uovo, vinceva la gara e in premio si prendeva entrambe le uova. Come tutte le feste di questo genere, anche quella della Madonna di Cardosa era una un’occasione per condividere non solo la compagnia e l’allegria, ma pure da mangiare e da bere. Tutti, infatti, offrivano il proprio cibo e soprattutto il proprio vino, magnificandone le qualità, anche a coloro che, pur non vivendo a Vallopa, partecipavano alla festa.
Dopo il pranzo, verso le due, nei pressi della croce che si trova all’inizio del viottolo che dalla strada porta alla chiesa, si formava di nuovo la processione per il ritorno. Si faceva tappa presso il cimitero di Visso, poi si scendeva alla chiesa del Crocifisso, la sede della confraternita, e infine si ritornava a Vallopa dove si continuava la festa. C’era la funzione in chiesa, dove il sacerdote diceva le litanie, e poi si festeggiava ancora in allegria fino a notte.
Molte informazioni sulla Festa della Madonna di Cardosa sono state raccolte nel corso di un’intervista al signor Gian Luigi Spiganti Maurizi, che ringraziamo per la cortese disponibilità.