UN ITINERARIO TRA I LUOGHI E I PALAZZI STORICI DI VISSO
Porta S. Maria
Quattro sono le antiche porte che davano accesso a Visso anche se un’ulteriore porta è presente vicino alla torre inferiore della Rocca di S. Giovanni. Dal XVI sec. le mura duecentesche furono inglobate in nuovi edifici o lasciate in abbandono.
Nella seconda metà del ‘500 tuttavia, come descrive il Piccolpasso, la cinta muraria doveva essere ancora imponente con torri, antemurali e le quattro porte di accesso.
Porta S. Maria, costruita nel 1256, è stata fortemente rimaneggiata nel tempo per permettere anche ai moderni mezzi di trasporto l’accesso al centro del paese.
Platea magna
Ricavata nella pianura dalla deviazione del torrente Ussita. Gli umili edifici medievali che la delimitavano furono completamente trasformati in epoca rinascimentale, ma segni delle loro forme si possono ancora osservare sulle facciate e nei particolari lasciati a vista durante le ristrutturazioni succedutesi negli anni. Non si ha più traccia, invece, della serie di portici che la circondavano. Oggi lo spazio è formalmente suddiviso in Piazza Martiri Vissani, antistante la Collegiata, e Piazza Capuzi (porzione che si allunga fino al palazzo dei Priori) a ricordo di Pietro Capuzi, partigiano e martire della resistenza locale, insignito della Medaglia d’oro al Valor Militare.
Collegiata di S. Maria
La tradizione vuole che nel 1143, presso una piccola cappella edificata per voto da un mugnaio, fu ospitata la statua romanica della Madonna Bruna di provenienza sconosciuta ma “... illustre per grazie e miracoli”.
Come conseguenza del costante aumento demografico, nell’antico abitato non lontano dall’originaria chiesetta fu costruita la Pieve, un edificio più grande in stile romanico a due navate con colonne in pietra. In seguito, aumentato ancora il numero dei fedeli, le fu affiancata l’attuale chiesa costruita in più tempi secondo lo stile romanico-goticheggiante.
Nella prima metà del XIV sec. per l’impossibilità di ricavare un degno sagrato davanti alla facciata, si decise di arricchire la parete laterale con conci di pietra levigati e una serie di archetti pensili poggianti su capitelli scolpiti. L’ingresso già esistente fu affiancato dal portale maggiore ad arco a tutto sesto sorretto da colonne, colonnine tortili, triangolate e da spire che continuano nell’arcata. Nella lunetta l’Annunciazione fu dipinta nel 1441 da Paolo da Visso.
Nel 1517 la Chiesa fu insignita del titolo di Collegiata e ad essa ne furono aggregate altre tra le quali il Santuario di Macereto.
Nel corso dei secoli la semplice navata è stata impreziosita da ricchi ornamenti.
Risalgono al ‘300 le opere interne in pietra quali il Fonte battesimale, i sarcofagi della Pieve e l’acquasantiera posta presso l’ingresso principale.
Tra il XIV e il XVI secolo tutte le pareti furono affrescate. Nell’abside sono ancora visibili episodi della vita di Maria e dell’infanzia di Cristo, di scuola giottesco-riminese, mentre sulla parete destra il San Cristoforo è considerato tra i più grandi d’Europa.
A Paolo da Visso, è attribuita l’Assunzione della Vergine tra teste di serafini, sei Apostoli oranti intorno al sarcofago, un angelo che dona la cintola ad un santo (1450 circa), frammento di un affresco più grande parzialmente coperto dall’altare seicentesco che accoglie la Madonna Bruna (gruppo ligneo in stile romanico della fine del XII sec.). Altre opere del Maestro vissano sono la Madonna in trono con il Bambino i Santi Sebastiano e Nicola da Tolentino, nella parete di fondo, e un San Martino che dona il mantello al povero (1447) sovrapposto ad un altro dipinto sotto la vicina monofora.
Sulla destra, le figure degli apostolini Beato Meo da Visso e Nicolò Siciliano sono opera di Pietro di Cola da Camerino.
Di fronte domina il cinquecentesco nicchione affrescato da Giovanni di Pietro detto Lo Spagna (1450 - 1528), proviene dalla chiesa di S. Agostino da cui è stato staccato nel 1868 e vi figurano, tra gli altri, i Santi Nicola da Tolentino e Agostino.
Gli arredi più recenti sono il settecentesco controsoffitto barocco in legno intagliato che ha coperto l’originario tetto a capriata, l’organo di legno (1759) di Francesco e Giovanni Fedeli ed il bancone dei magistrati.
Nella seconda metà del XX secolo vetrate colorate hanno sostituito le precedenti.
Chiesa di Sant’Agostino
Fu costruita dagli agostiniani nel 1338 tra la cinta muraria e la piazza principale. Ha una facciata tricuspidale in stile gotico, realizzata in pietra granitica locale con rosone centrale e portale ogivale.
Dal 2004 l’edificio e parte dell’annesso convento sono sede del Museo Civico e Diocesano.
Convento di Sant’Agostino
Fra la Collegiata e la chiesa di S. Agostino si trova l’ingresso del chiostro e del convento, entrambi costruiti negli anni ’30 del ‘300.
Tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 vi si tennero i capitoli generali dell’ordine agostiniano. Poi la comunità religiosa iniziò a perdere d’importanza probabilmente perché il numero dei monaci, sempre più esiguo, li rese vittime delle soppressioni dei piccoli conventi volute da Innocenzo X già nella metà del ‘600.
Per volere di Papa Urbano VIII, nel 1628, vi fu trasferito il seminario dalla sede di Palazzo Agostini. Lo stemma papale è posto sopra l’architrave del portale d’ingresso al chiostro.
Il seminario era importante per l’intera comunità, per questo beneficiava di un sussidio annuale di 250 scudi elargito dal Comune purché vi ricevessero l’istruzione anche i ragazzi del paese che volevano frequentarlo. Ulteriori donazioni provenivano dal patrimonio di Macereto. Nel 1860 fu chiuso dal sindaco Gaola Antinori che al suo posto creò un Ginnasio comunale attivo fino al 1901. In seguito fu sede delle scuole elementari fino a quando non furono trasferite presso l’edificio in Via Battisti.
Monte di Pietà
San Giacomo della Marca fondò un Monte di Pietà nell’edificio adiacente all’ex chiesa di Sant’Agostino. Il frate francescano fu impegnato fortemente contro l’usura perpetrata dagli ebrei che, anche qui a Visso, avevano un banco. Le famiglie più povere strangolate dalla mancanza di mezzi economici e dai debiti potevano così impegnare i propri averi non più a tassi esosi, come preteso dai privati, ma ad un interesse minimo.
Sulla facciata sono visibili i resti di un affresco raffigurante un San Michele Arcangelo, di Camillo Angelucci da Mevale, nelle vesti di ‘angelo del giudizio’ con una bilancia nella mano sinistra utilizzata per “soppesare” i meriti e i demeriti degli uomini.
Palazzo dei Governatori
È l’unico edificio che ha mantenuto il loggiato di cui si conserva una colonna in Via Dati. Costruito nel XIV secolo come sede del Podestà, fu fatto restaurare nel 1579 dal governatore Nicolò Benni che, inserendo anche una cappella per i carcerati, vi pose la sede del Governatorato.
Tra i numerosi stemmi e iscrizioni apposte sulla facciata vale la pena osservare quella che ricorda il Governatore Pietro Mazzarino, padre del futuro primo ministro francese Cardinal Giulio Mazzarino che iniziò i suoi studi nel seminario locale. Sopra il portale di ferro sono visibili gli stemmi di Gregorio XIII come vescovo, cardinale e pontefice. Fu lui che, di origine vissana, elesse Visso a sede di Governatorato e la mantenne tale anche quando la tutela dell’ordine pubblico fu riassegnata alla Prefettura di Montagna.
Palazzo Varano
La costruzione dell’edificio avvenne nel 1516 per volere del Duca di Camerino Giovanni Maria da Varano. Vi pose la sua residenza estiva dopo aver acquistato e demolito una casa privata e il palazzetto del Capitano. Nell’‘800 fu rimaneggiato e privato in maniera arbitraria delle finestre e del portale d’ingresso in pietra.
Chiesa dell’Immacolata Concezione
Fu costruita nel XVI secolo sui resti di un antico convento fondato, probabilmente, dall’ordine degli Apostolini e risalente, come la Chiesa di San Barnaba alla quale era annesso, al XII - XIII secolo.
La semplice facciata è abbellita da una monofora in pietra, l’interno è a una navata con l’altare maggiore affrescato. Sul pavimento è presente una pietra tombale con lo stemma barocco e un’epigrafe in memoria di “Don Giovanni Antonio Agostini, principe e milite di San Pietro”, esponente di una famiglia vissana. Nel 1585 gli fu concesso di esservi sepolto in cambio di un lascito alla chiesa.
Castel San Giovanni
Nel Medioevo il territorio della Valnerina era disseminato di centri fortificati e punti di avvistamento. Il castello di Visso sorse presso una torre di vedetta già esistente in un luogo difficilmente accessibile dal quale fungeva da avvistamento e da estrema difesa. Oltre ad avere una cisterna per la raccolta dell’acqua era l’alloggio del torriere, il responsabile della protezione di tutto il castello. Vi si accedeva da una porta aperta al primo piano e probabilmente scale retrattili univano un piano all’altro.
Da questa Torre Maestra partiva la cinta muraria che, dotata di balisterre (feritoie per le balestre) e bertesche (torrette in muratura sporgenti vicino alle porte di accesso), scendeva verso il basso incontrando altre torri ed una serie di mura interne. Gli accessi al castello erano controllati da custodi e nelle vicinanze alloggiavano i corpi militari addestrati alla difesa.
Nel XIII sec., per proteggere l’abitato, le mura raggiunsero la loro massima estensione allargandosi verso sud fino a lambire il corso del fiume Nera.
Questa fortificazione fu la più imponente del territorio grazie anche al sistema di rocche e torri di avvistamento dislocate in punti strategici della vallata.
Porta Ussitana
Del sec. XIII. Ad arco ogivale, è parzialmente incorporata in edifici quattrocenteschi tra i quali Palazzo Boncompagni, residenza della famiglia che diede i natali a Gregorio XIII
Giardino Appenninico “Parco G. Jaja”
È un’area suggestiva, caratterizzata dalla presenza di scalinate in pietra tra affioramenti rocciosi, muretti a secco e terrazzi dai quali è possibile ammirare l’ampio panorama. Questo spazio s’inserisce in un percorso storico più ampio che dai vicoli medievali del centro conduce all’antico Castello di S. Giovanni.
La bellezza del luogo fu riconosciuta dal professor Goffredo Jaja, geografo all’Università di Genova, che vi realizzò il proprio giardino e lo rese disponibile al godimento dei cittadini donandolo, fin dal 1951, al Comune di Visso che lo dedicò al suo fondatore.
Monastero e chiesa di San Giacomo
Il monastero fu costruito nel 1389 per volontà delle suore Agostiniane di clausura che vi restarono fino alla metà dell’800. Poi il convento destinato ad ospitare il carcere mandamentale per detenuti condannati a pene brevi o in attesa di giudizio per reati lievi.
Al centro del fabbricato si trova il portale d’ingresso originariamente presente nella casa di proprietà di un ramo cadetto della famiglia Leopardi. L’architrave è decorato da due stemmi, uno con un leopardo (simbolo della famiglia Leopardi) e un altro con un leone e un pugnale (simbolo della città di Recanati).
Sulla stessa facciata è visibile il portale rinascimentale in pietra della chiesa cinquecentesca, opera dei petraioli vissani. L’iscrizione ricorda la consacrazione dell’edificio al santo.
Palazzo dei Priori
Sede del Comune, l’edificio è stato da sempre testimone delle sorti amministrative del paese. Fu costruito nel 1270 probabilmente a cavallo del torrente Ussita come si vede nello stemma cittadino. La vicina Via del Fiume ricorda l’antico percorso del torrente.
Nel corso del tempo ha subito vari rimaneggiamenti. Distrutto nel 1477 a causa delle lotte tra le fazioni dei Muffatti e dei Marraceschi, è stato ricostruito dall’architetto Bartolomeo da Camerino nel 1482 come testimonia l’epigrafe posta sullo spigolo destro.
La facciata è in conci con portale gotico ogivale. Al balcone del primo piano si accede attraverso una finestra rinascimentale sul cui architrave è scritto “Il bene pubblico deve prevalere su quello privato”. Più in alto è riconoscibile lo stemma di Pietro Mazzarino, raffigurante un fascio con accetta, quello della città di Visso e un orologio a due quadranti. Altre iscrizioni ricordano i restauri realizzati nel tempo.
Le campane della piccola vela suonavano per annunciare l’inizio del consiglio comunale.
Nell’atrio sono presenti due leoni stilofori provenienti dall’altare maggiore della Collegiata rimosso nel ‘600, antiche misure in pietra per cereali, una scultura in ricordo di Pietro Capuzi e due basi di torchi in pietra. Sulle pareti gli stemmi di papa Pio V al centro e, lateralmente, quelli che ricordano l’antico dominio del Ducato di Spoleto.
Al secondo piano ci sono gli uffici comunali e la Sala del Consiglio impreziosita da un importante affresco di Paolo da Visso, realizzato nel 1481 e raffigurante una Madonna in trono con Bambino, probabilmente l’ultima opera conosciuta dell’artista. Nel 1559 vi fu installata una tribuna in pietra scolpita, detta arengo, sulla quale salivano Priori e Consiglieri per prendere la parola durante le riunioni. Sul suo fronte è scolpito lo stemma di Visso, i nomi dei cinque priori e del cancelliere in carica.
Alle pareti si possono leggere motti sapienziali, aggiunti nella seconda metà del secolo scorso, che dovevano ispirare il buon governo agli amministratori.
Palazzetto della “Pia Casa”
Fu costruito nel 1570 con i fondi del Santuario di Macereto e rimase di sua proprietà fino al 1592, quindi fu venduto a causa dei debiti contratti per la costruzione del tempio mariano e divenne abitazione privata.
Sulla parete dell’edificio è addossata un’edicola la cui cornice in pietra è opera di Giacomo da Bissone. L’affresco nella nicchia, raffigurante una Madonna della Quercia quasi scomparsa, San Francesco e Santa Chiara, è stato eseguito dal figlio Tommaso. Sulla cornice sottostante il dipinto murale sono le parole: “Casa di Santa Maria di Macereto - Anno del Signore 1570”.
Chiesa S. Croce e Monumento ai Caduti
Nascosta da una doppia fila di cipressi, la chiesa è stata costruita nel XIV secolo a fine caritativo. Era la Cappella della Confraternita della S. Croce che amministrava il Monte di Pietà e il Monte Frumentario. Fu ricostruita nel XVI secolo a due navate e fu riservata anche a suffragio dei più poveri e dei caduti in guerra. Dal 1631 fu luogo privilegiato per acquisire le indulgenze concesse alla Scala Santa il sabato delle Palme grazie all’interessamento del Card. Borghese.
La chiesa è sovrastata dal Monumento ai Caduti, progettato dall’architetto Enrico Del Debbio nel 1935 e costruito sulla base di una delle torri di vedetta della duecentesca cinta muraria.
Chiesa di S. Francesco e Convento
La costruzione della trecentesca chiesa avvenne su un piccolo lembo di terreno posto tra il fiume Nera ed il torrente Ussita, dove esisteva già la chiesetta di S. Biagio che il Comune aveva concesso ai frati Francescani.
Vicino fu realizzato il convento che, pur avendo ospitato tre capitoli generali dell’ordine nel corso del 1400, fu abbandonato in età napoleonica per poi tornare a ospitare le suore in seguito alla riannessione del territorio allo Stato Pontificio. Oggi è sede del Parco Nazionale dei Monti Sibillini grazie all’impegno dell’allora sindaco Franco Sensi.
La chiesa ha subito una grossa modifica nel 1859 quando, in seguito ad un’alluvione, fu deciso di ampliare l’alveo del torrente Ussita incassandolo in robusti argini. Per far ciò si smontò la facciata che fu ricostruita sopra il nuovo livello stradale dopo aver accorciato l’edificio di circa 10 m. È per questo motivo che, pur conservando il bel portale ogivale trilobato ed il rosone, essa sporge al di sopra del tetto. Le modifiche interessarono anche la parete laterale della chiesa, dove le monofore furono sostituite da più alte finestre e la porta secondaria andò a coprire una parte dell’affresco esterno, purtroppo molto deteriorato.
L’interno, ad unica navata, ha il soffitto in capriate di legno ed un altare con un imponente tabernacolo ligneo dei primi del ’600. Durante i lavori di restauro conseguenti ai danni provocati dal terremoto del 1997, nella sacrestia è stata riscoperta una Crocifissione e Santi attribuita a Paolo da Visso.
Vicino è la Piazza del Forno, così chiamata a ricordo dell’antico forno pubblico, della bottega del beccaio e di altre attività artigianali svolte in passato in quest’angolo del paese. La presenza del basso porticato si spiega con l’innalzamento del terreno provocato dal materiale portato dalle piene dei fiumi che ha determinato anche l’abbassamento dei portali delle vie vicine.
Porta Pontelato
Ad arco ogivale, fu elevata nel 1283 dal Podestà Gualtiero ed arricchita da epigrafi e stemmi che celebrano alcuni dei protagonisti delle vicende storiche locali. Era provvista di un ponte levatoio sul fiume Nera e permetteva di accedere direttamente alla Valle di Visso, principale via di transito verso il Regno di Napoli
Porta Sant’Angelo
Costruita nel 1378, è il principale ingresso dall’alta valle del Nera.
Via del Bargello
La Via del Bargello, posta dietro il palazzo dei Governatori ed il cui il nome si riferisce a “lo sbirro” che garantiva l’ordine pubblico, doveva essere molto frequentata se i tre mensoloni sporgenti in pietra servivano ad sostenere “la gogna”. Qui la Casa del Palafreniere, di probabile epoca medievale, sembra sia stata l’abitazione dello scudiero della famiglia Savelli.
Piazza Garibaldi
Anticamente utilizzata come Foro Boario, è delimitata dalla fontana costruita nel 1866 e modificata quasi un secolo più tardi in occasione dell’inaugurazione dell’acquedotto.
Su di essa predomina la facciata di Palazzo Agostini, costruito nel sec. XV con portale bugnato sovrastato dallo stemma della famiglia. Dal 1610 al 1628 ospitò il seminario istituito dal Cardinale Maffeo Barberini, arcivescovo di Spoleto.
Sulla piazza si affaccia l’Ospedale della SS. Trinità, costruito nel 1338 lungo un sentiero molto frequentato da viandanti. Era soggetto alla Basilica di S. Pietro di Roma e dipendeva dall'Ospedale di S. Lazzaro del Valloncello di Preci (Pg).
Fu gestito dalle monache della SS. Trinità e dalla Confraternita della Misericordia che vi fece costruire la propria chiesa poi demolita. Una delle sue pietre è stata murata alla base dell’antistante palazzo ottocentesco.
Successivamente l’edificio è diventato sede del poliambulatorio.
Non lontano il grazioso Ponte Spagnolo, sul fiume Nera, il cui nome ne rievoca l’origine. Nel 1443 fu costruito dalle truppe del re di Napoli Alfonso d’Aragona che proveniente dall’Abruzzo riconquistò per conto dello Stato della Chiesa i territori delle Marche, fino ad allora tenuti da Francesco Sforza, iniziando proprio da Visso.
Giardino della Sibilla
È un piccolo giardino botanico allestito dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini tra le mura cittadine ed il corso del fiume Nera; destinato ad attività didattiche ed educative è accessibile anche a persone con disabilità motoria. Il visitatore può trovare qui varie specie vegetali autoctone che caratterizzano la flora dei Monti Sibillini.
Parco G. B. Gaola Antinori
Meglio conosciuto come il “Laghetto”, è il giardino pubblico più frequentato al quale sono annessi gli impianti sportivi del paese.
Giardino “Nando Galletti”
Più noto come giardino “della Pesa” perché vicino alla vecchia pesa pubblica del paese che ormai non c’è più. È il più antico giardino del paese ed è sopraelevato rispetto al livello stradale poiché realizzato su un cumulo di materiale alluvionale. Qui si può ammirare un imponente esemplare di tasso (Taxus baccata) di circa 150 anni, uno degli alberi monumentali della provincia di Macerata.