La Festa del Santo Patrono
San Giovanni Battista, il patrono di Visso, è uno dei santi più venerati del calendario liturgico ed è l’unico, oltre alla Vergine Maria, di cui si festeggia il giorno della nascita, avvenuta il 24 giugno, sei mesi prima di quella di Cristo, anziché quello del martirio. Egli, “il più grande tra i nati da donna”, come lo definì Gesù, con la sua predicazione annunciò la venuta del Salvatore, che battezzò nel Giordano. Fu detto il Battista, perché, in segno di purificazione dai peccati e nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del fiume coloro che accoglievano la sua parola che annunciava la venuta del Redentore e si dimostravano disposti al pentimento dei propri peccati. Subì il martirio. Fu infatti decapitato per ordine di Erode Antipa.
San Giovanni è il Patrono di città importanti come Firenze, ma anche di centri più piccoli come Visso. Da lui prende il nome la rocca che domina il paese da un’altura. Il quadrilatero delle mura, delimitato da quattro torri, proteggeva il primo insediamento urbano, denominato appunto Castel San Giovanni. Dal santo prende il nome anche uno dei borghi di Visso, Borgo S. Giovanni (Vallopa). E a lui è consacrata la chiesa di Vallopa, in cui, prima del terremoto, era custodita un’ antica statua lignea del santo e sempre a San Giovanni Battista è dedicata una chiesa anche nella frazione di Aschio. Le diverse intitolazioni stanno a significare che forte e diffusa nel territorio era la devozione a questo santo, il cui culto era molto radicato nel mondo contadino, perché egli era tradizionalmente considerato un protettore dei campi, delle coltivazioni e di coloro che lavorano la terra.
La festa di San Giovanni era una delle più importanti dell’anno nel mondo rurale, infatti si celebrava per invocare la protezione del raccolto da fenomeni atmosferici, come i temporali improvvisi e la siccità e propiziare la fertilità della terra.
Come molte festività cristiane, ha le sue radici in un’antica festa pagana, chiamata Lithia, e come in altri casi è il risultato dell’integrazione di elementi pagani con riti cristiani. Coincide infatti con il solstizio d’estate, la cui celebrazione ha origini lontanissime e nell’antichità si festeggiava per esaltare la potenza del sole e il momento di maggiore vitalità della natura.
Molti sono i riti tradizionalmente legati alla festa di San Giovanni, come l’accensione di falò e la preparazione dell’ Acqua di San Giovanni. A Visso, il giorno della Festa di San Giovanni si festeggia ancora con il rito dell’offerta dei ceri alla Collegiata da parte del Sindaco e delle altre autorità comunali durante una Messa solenne in onore del santo e con una grande processione.
In passato, per la festa del patrono, si teneva pure un’ importante fiera, in occasione della quale scendevano in paese anche gli abitanti delle frazioni e dei comuni vicini
La processione di San Giovanni: un ricordo
“Nel pomeriggio del 24 giugno, la processione in onore del Santo Patrono usciva dalla Collegiata di Santa Maria e percorreva le vie e le strade, partendo dalla Piazza. I battenti di legno del portale romanico della chiesa erano spalancati e i raggi del sole penetravano all’interno, lasciando però nella penombra gran parte della grande navata rettangolare, i dipinti di Paolo da Visso sulla parete di fronte all’ingresso e la gigantesca figura del San Cristoforo che i Vissani secoli fa hanno fatto dipingere da un anonimo pittore a lato della porta principale, a guardia della Chiesa e dei viandanti. Per tutta la durata della processione i rintocchi del campanone, a cui si accompagnava il suono a distesa e a martello delle campane di S. Francesco, quando il corteo superava Porta Pontelato e si avvicinava alla piazzetta antistante alla chiesa, echeggiavano in ogni angolo del paese, fino ai quartieri più periferici. Era il suono forte e solenne dei giorni delle festività più importanti. Vestiti con gli abiti della festa, i fedeli si disponevano in file ordinate, secondo uno schema dettato dalla tradizione. Davanti camminavano i più piccoli e le donne, poi, più vicini al sacerdote, i bambini che avevano ricevuto la Prima Comunione, ciascuno con una candela in mano. Le bimbe sfilavano serie e composte, con i loro abiti bianchi lunghi e il velo di tulle in testa. Il prete, con un prezioso reliquario in mano, attorniato da chierichetti che spargevano intorno incenso, facendo oscillare l’incensiere, avanzava intonando canti sacri, che venivano accompagnati dalla musica ritmata della banda. I musicisti, nelle loro divise estive, camminavano con passo cadenzato davanti alla processione o dietro al sacerdote, suonando trombe, tromboni, clarinetti, piatti e tamburi. Subito dietro al prete procedeva, a tratti oscillando, la statua di legno argentato e dorato del Santo, sorretta da quattro portatori della confraternita del Ss. Crocifisso, vestiti con una lunga tunica bianca legata in vita e una mantellina rossa sulle spalle: un San Giovanni barbuto, di non grande statura, con il corpo un po’ storto, vestito di pelli e con una croce in mano. Gli uomini, dal canto loro, preferivano accodarsi al corteo, dietro al Sindaco con la fascia e alle altre autorità, che per tradizione seguono la statua del protettore della città. La processione percorreva le strade e i vicoli, ombreggiati dalla mole massiccia degli antichi palazzi. Chi non poteva uscire di casa ne sentiva l’arrivo, annunciata dall’eco dei canti liturgici o delle preghiere. In In ogni quartiere le donne e i bambini, prima della processione, ricoprivano le strade e i vicoli di petali di rosa di vari colori colti nei giardini, di fiori di ginestra e di rametti di timo raccolti nella macchia.“
Dopo il terremoto del 2016, la processione non può più svolgersi nel Centro storico, così la statua del Santo patrono viene prelevata dalla Collegiata in occasione della Festa e portata poi in corteo, partendo dalla Chiesa nuova, lungo il viale e per le strade dei quartieri periferici. Al rientro in chiesa della processione, si svolge il rito dell’offerta dei ceri da parte del Sindaco, che legge una preghiera con la quale affida la città e i suoi abitanti ala protezione del Patrono e poi, insieme agli altri componenti dell’Amministrazione, assiste alla Messa solenne in onore del Santo.



L’ Acqua di San Giovanni
Secondo la tradizione, la notte che precede la festività di San Giovanni Battista è considerata magica. E’ una notte in cui le forze della natura conferiscono alle erbe bagnate dalla rugiada, che simboleggia l’influsso della luna, virtù curative e benefiche. In versione cristiana, invece, è il santo che fa scendere sull’infuso la sua benedizione.
Al tramonto del 23 giugno si raccolgono erbe e fiori spontanei, come lavanda, malva, rosa canina, menta, salvia, rosmarino, timo, margherita, sambuco e soprattutto iperico, detto appunto Erba di San Giovanni, a cui si attribuivano la capacità di scacciare gli spiriti malvagi, ma anche proprietà sedative, antinfiammatorie e cicatrizzanti.
Si lasciano in infusione in acqua tutta la notte all’aperto, poi la mattina del 24 giugno è ancora usanza utilizzare l’acqua di San Giovanni per lavarsi il viso, le mani e il corpo.
