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Storia Uno sguardo alla storia

Uno sguardo alla storia

La prima testimonianza certa dell’ esistenza di nuclei abitati nella conca dove sorge Visso è di epoca romana. Si tratta dell’ epigrafe funeraria di un liberto, risalente ad un periodo compreso tra il I secolo avanti Cristo e il I dopo Cristo. Fu rinvenuta nel 1900 ad opera del prof. Luigi Fumi, studioso di storia locale ed archivista, presso Poggio San Bartolomeo, a Villa Sant’  Antonio, durante i lavori di ristrutturazione di un’abitazione privata. Ogni altra notizia, riguardante l’origine romana di Visso e i suoi contatti con Roma o con le civiltà precedenti, ad oggi non è avallata da riscontri documentari. Ma le molte analogie con il territorio di Norcia, i reperti trovati in questo e in tutta la Valnerina, che testimoniano il passaggio e l’insediamento di Sabini, Etruschi e Romani in tali luoghi, fanno supporre a buon diritto che anche la vallata dove sorge Visso sia stata interessata dagli eventi che hanno riguardato questi popoli già in epoca antecedente al I secolo avanti Cristo. Del resto tutta la Valnerina, fin dalla preistoria e poi in età romana e nel Medio Evo, ha rappresentato un’ importante e strategica via di comunicazione, che collegava il Tirreno e l’Adriatico, un passaggio obbligato tra i due versanti dell’Appennino, e quindi nei secoli fu frequentata da pastori, da mercanti e viandanti.

Si inizia a percorrere la via della certezza storica nel periodo successivo alla caduta dell’Impero romano d’Occidente. Nel 576 i Longobardi si spingono fino in Umbria, portando distruzione e morte nei territori che invadono ed occupano. Uno dei loro condottieri, Farolfo, si insedia a Spoleto, a capo di un ducato che per la sua posizione strategica si estenderà poi a tutta l’ Umbria, quindi anche alla Valnerina e  a Visso. Il Ducato di Spoleto sarà diviso più tardi in tre Gastaldati e Visso farà parte di quello di Ponte, insieme alla Valle del Nera, a Norcia, alla bassa valle del Corno.   

Le popolazioni, anche in questi territori, per sfuggire alle violenze, agli incendi e ai saccheggi, nei secoli dell’Alto Medio Evo abbandonano le vallate e si rifugiano sulle alture, dove cominceranno ad essere costruite rocche e  fortificazioni che assicureranno una maggiore protezione agli abitanti. Alla dominazione longobarda si sostituirà poi quella dei Franchi, dopo che i Longobardi saranno sconfitti prima da Pipino il Breve e poi da Carlo Magno. Il Ducato di Spoleto, diventato un dominio franco, viene donato da Pipino al Papa nel 752 e nel 754 Carlo stabilisce che tutti i tributi pagati al Duca vengano versati al papato. Queste terre, dopo alterne vicende, passeranno alla Chiesa, che le governerà attraverso legati pontifici o assegnandole “in commenda” a condottieri come i Varano, in cambio di servizi militari.

Intanto, nel corso dell’Alto Medio Evo, anche le popolazioni delle campagne e dei territori montani, che per secoli erano rimaste pagane, si convertono al Cristianesimo e il ruolo della Chiesa si fa sempre più importante. La Val Castoriana e la Valnerina diventano la culla del monachesimo occidentale. Vi si stabiliscono infatti, prima monaci provenienti dalla Siria, che costruiscono celle monastiche, e vi si diffonde poi l’ordine benedettino, fondato da San Benedetto da Norcia nel 529. Le abbazie benedettine, come quella di Sant’ Eutizio nella Val Castoriana,  diventano non solo centri di spiritualità e di cultura, ma anche luoghi che contribuiscono allo sviluppo del territorio, promuovendo l’agricoltura e assicurando protezione e assistenza alle popolazioni locali. 

I feudatari, dal canto loro, amministravano i loro possedimenti dai castelli arroccati sulle alture. Lo studioso Pietro Pirri afferma che il territorio di Visso era controllato dai Mainardi, dai Francalancia, che possedevano un castello presso Nocria e dai Magalotti, che  dominavano luoghi strategici come Appennino e Macereto. Altri castelli sono costruiti alle pendici del Monte Careschio, a controllo della Valle di Ussita, alle falde del Monte Cardosa, sul Colle della Rocchetta, a guardia della Valle di Norcia o Vallopa.  

IL COMUNE

Gli abitanti dell’insediamento sorto nell’Alto Medio Evo sul colle della Concezione, alle falde del monte Careschio, denominato prima Castel S. Giovanni e poi Visso, tra la fine del XII secolo e la prima metà del XIII, si trasferiscono a valle e costruiscono le proprie abitazioni nella conca, intorno all’Oratorio di S. Maria fondato nel 1143, dove sorgono anche mulini e gualchiere lungo il corso dei fiumi Ussita e Nera. L’ abitato era difeso dalla Rocca di Castel S. Giovanni, dotata di quattro torri, e dalle mura di cinta che da essa partivano, formando un triangolo che aveva per base il fiume Nera. I Vissani si affrancheranno a poco a poco dal potere dei feudatari e daranno vita a forme di autogoverno. Nascerà così il Comune.                                   

La prima testimonianza dell’esistenza del Comune a Visso si trova in un documento del 1066, in cui si parla di uno scontro armato con Montefortino, per il controllo di alcuni pascoli situati nella zona di confine tra i due comuni.                                          

Tra il XII e il XIII secolo si definiscono le istituzioni del Comune e le sue leggi. A capo ci saranno in un primo momento tre consoli, che presiedono il Consiglio Generale, coadiuvati da un Podestà. Le istituzioni comunali subiranno poi un’evoluzione simile a quella di molti altri comuni italiani.                                                                                                                                              

Il  territorio sarà suddiviso in cinque Guaite ( distretti amministrativi, secondo l’etimologia longobarda): 

  1. La Guaita Plebis o del Popolo, che comprendeva Visso e Vallopa.
  2. La Guaita Villae, che comprendeva Villa S. Antonio.
  3. La Guaita Pagese, che comprendeva Macereto, Cupi ed Aschio.
  4. La Guaita Montana, che comprendeva Castelsantangelo e le sue ville.
  5. Guaita Uxitae, che comprendeva Ussita e le sue 12 ville.

Vari organi saranno preposti all’amministrazione del Comune. Tra i più importanti:

  • Il Consiglio generale, elettivo, costituito da cento Massari (capi famiglia benestanti), 20 per ciascuna guaita. 
  • I cinque Priori, uno per ciascuna Guaita. Erano l’ autorità più importante e la loro persona era sacra e inviolabile. Per nominarli si componevano gruppi di cinque nomi dei Massari (detti brevicelli), che venivano chiusi nel Bussolo, una cassaforte custodita nella sagrestia della Pieve di Santa Maria. I loro nomi erano estratti a sorte e duravano in carica due mesi, durante i quali dovevano risiedere insieme nel Palazzo dei Priori. 
  • I Capitani delle cinque Arti, rappresentanti degli artigiani e dei professionisti che esercitavano la loro professione o il loro mestiere nel territorio del Comune.
  • Poi c’erano il Podestà, una carica riservata all’inizio agli antichi feudatari, e il Capitano del Popolo, che si occupavano dell’ amministrazione della giustizia civile e penale e della tutela dell’ordine pubblico. 

Tutte le norme che regolavano il governo del Comune, l’ amministrazione della giustizia e i rapporti tra i cittadini e i cittadini e le istituzioni, nella seconda metà del XV secolo vengono raccolte nell’ antico STATUTO comunale.

La storia di Visso è caratterizzata dall’ alternarsi di periodi di relativa indipendenza e periodi di soggezione alla Chiesa, che più volte si avvale dell’ aiuto dei da Varano, signori di Camerino, per riconquistare il riottoso Comune, che aspirava alla propria indipendenza, affidandogliene il controllo. L’ aspirazione a sottrarsi al dominio della Chiesa e dei Varano porta a ribellioni e quindi a guerre continue, che si intrecciano con vicende storiche più ampie e con catastrofi naturali, come un rovinoso terremoto nel 1328, di cui parla anche lo storico e cronista fiorentino Giovanni Villani, e la terribile epidemia di peste nera, che nel 1348 funesta l’Italia e parte dell’Europa.       

Paradossalmente, però, la prima metà del XIV secolo è anche un periodo di grande fioritura artistica per Visso: vengono costruiti la Collegiata di Santa Maria, il complesso di Sant’Agostino, il complesso di San Francesco e, ricostruito in forme gotiche e ampliato, il Palazzo dei Priori.

Visso è anche coinvolto nelle lotte fratricide tra i Da Varano. Nel 1433 Piergentile da Varano, ingiustamente accusato dai fratelli di battere moneta falsa, viene arrestato e poi decapitato a Recanati il 6 settembre di quello stesso anno. Visso, per avere accolto tra le sue mura la moglie, Elisabetta Malatesta, che si era rifugiata nella Rocca di Castel S. Giovanni con i suoi due figli, Costanza e Rodolfo, e con il nipote Giulio Cesare Da Varano, deve sostenere un assedio di tre mesi ad opera delle truppe di Camerino e di Giovanni Vitelleschi, che era al servizio del Papa, a cui si uniscono anche soldati della guaita di Ussita.                                                               

La seconda metà del XV secolo, poi, è funestata da guerre fratricide tra le diverse fazioni, che provocano nel 1477 il rovinoso incendio del Palazzo dei Priori, ricostruito in forme rinascimentali nel 1482, e la perdita di una parte dei documenti dell’ archivio comunale, che verrà in seguito riorganizzato. 

Lunghi contrasti, inoltre, hanno sempre caratterizzato i rapporti tra Visso e i comuni limitrofi, come Montefortino e soprattutto Norcia, per il controllo dei confini e dei pascoli di altura.  I continui attriti e conflitti tra Visso e Norcia culmineranno il 22 luglio del 1522  nella Battaglia del Pian Perduto. La vittoria da parte dei Vissani sui Nursini non porta però immediatamente la pace tra i due comuni, ma segna il definitivo passaggio del Piano di Gualdo, il Pian Perduto per Norcia, a Visso.

Per Visso seguirà un lungo periodo di dominazione papale, che non provoca, però, la decadenza della città, ma certo quella delle autonomie comunali. Nel 1542, per allontanare la pratica dell’usura, viene istituito il Monte di Pietà, nei pressi dell’ Oratorio di Sant’Agostino: sopra alla porta di ingresso si scorge ancora l’ immagine di San Michele Arcangelo, con in mano una bilancia, simbolo della giustizia.               Clemente VIII aveva stabilito che il tasso di interesse non dovesse superare il 3 %, per non gravare troppo sulle già difficili condizioni economiche dei poveri, che non avrebbero potuto sostenere debiti troppo pesanti. E’ gestito dalla Confraternita del Santissimo Sacramento, che amministra anche il Monte Frumentario, fondato per rimediare alla piaga della povertà più estrema, vendendo cereali a prezzi equi o fornendo sementi negli anni di carestia. In questo periodo nascono o si rafforzano anche altre istituzioni benefiche, come gli ospizi o ospedali. A Visso era in funzione dal 1338 l’ospedale della Santissima Trinità, che dipendeva dall’ Ospedale di San Lazzaro di Valloncello, nato come lebbrosario, e che viene gestito poi dalle suore della SS. Trinità.                                                                                                                                                                                      

Il 14 Agosto 1572 è eletto Papa, con il nome di Gregorio XIII, Ugo Boncompagni, che ha legami con famiglie residenti nel territorio di Visso. A lui si deve la riforma del calendario, che prende appunto il nome di gregoriano. Gregorio XIII mette Visso sotto il controllo di un governatore, che risiede in Piazza, nel Palazzo dei Governatori, prima Palazzo del Podestà, e ripristina alcune libertà comunali. Dal 1611 al 1613 riveste la carica di governatore Pietro Mazzarino, padre di Giulio Mazzarino, che viene poi nominato cardinale e fa una straordinaria carriera politica in Francia, diventando primo ministro alla morte di Richelieu. 

Durante il 1700 in tutto il territorio si intensifica la pastorizia: viene selezionata la pecora sopravvissana, adatta alla transumanza, e quasi estinta negli anni ’80 del secolo scorso a causa di una economia che privilegiava la produzione di latte. Oggi alcuni giovani allevatori sono tornati ad allevare pecore sopravvissane, le cui lane pregiate sono richieste da artigiani e imprenditori del settore tessile.

Ne 1797 il territorio di Visso, come tutta l’ Italia centrale, cade sotto il dominio dei Francesi, dopo la discesa in Italia di Napoleone Bonaparte e le sue fulminee vittorie. Nel 1821 Pio VII assegna Visso alla diocesi di Norcia. Nel 1828 il Papa Leone XII, originario di Genga, considerata l’antica fedeltà di Visso alla Sede Apostolica e anche la sua importanza, gli decreta il titolo di Città con una Bolla Pontificia, custodita ora nell’Archivio Storico del Comune.

Nel 1860 Visso passa dall’Umbria alle Marche, che entrano a far parte del Regno d’Italia. Le antiche guaite di Ussita e Castelsantangelo sul Nera faranno parte del Comune di Visso fino al 1913, quando ottengono l’autonomia comunale, anche se la legge che permette loro di diventare Comuni verrà attuata solo nel 1920, a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale. 

 

Le notizie contenute nel testo sono state desunte da: ANSANO FABBI, VISSO E LE SUE VALLI, Arti Grafiche Panetto e Petrelli, Spoleto 1965; ADO VENANZANGELI, VISSO E L’ALTO NERA, Stamperia Romana, Roma 1988.

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