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Uno sguardo all’economia

Uno sguardo all' economia

la voce degli operatori del settore

Il sisma del 2016 del Centro Italia ha segnato profondamente anche il settore economico del nostro territorio e la frattura tra il PRIMA e il DOPO è stata profonda.

Tutte le attività hanno dovuto fare i conti con la devastazione che ne è seguita: la perdita degli immobili di accoglienza turistica e dei servizi o delle stalle per i ricoveri degli animali, l’interruzione delle vie di comunicazione e tanto altro. Non è stato più fruibile tutto ciò su cui l’economia si basava e da cui era trainata e ne è nato un grande disorientamento. 

Un territorio da cui l’attività imprenditoriale trae la sua tipicità, il suo carattere e la sua unicità, da anni aveva avuto come obiettivo la valorizzazione delle proprie risorse perché fosse competitivo e attrattivo nei confronti di turisti, nuovi residenti e investitori. Un PRIMA che a piccoli passi stava consolidando buone e positive prospettive.

Il DOPO ha cancellato improvvisamente tutto quello che era stato realizzato. Soltanto era rimasto il ricco patrimonio culturale immateriale, la bellezza naturale e la genuinità dell’ambiente. Ma dopo lo smarrimento iniziale molti si sono rimboccate le maniche per ricominciare e non hanno abbandonato il territorio. All’iniziale momento di sconforto, è seguita la determinazione di restare e ridare vita alla propria attività. Non è stato facile attrezzare un negozio nello spazio angusto di un container e nel freddo dell’inverno, cercare nuovi luoghi temporanei di produzione, anche lontani chilometri, dare nuovi ricoveri al bestiame. Ѐ stato tanto il coraggio nel rimanere e anche di affrontare un futuro incerto in un contesto in cui mancavano i luoghi di riferimento, come la Piazza di Visso, dove i negozi si affacciavano. Ha vinto soprattutto la forza dei giovani e oggi dopo dieci anni dal terremoto qualcosa sta cambiando perché è rimasta intatta la volontà, soprattutto nei ragazzi, di tornare al PRIMA pur nella consapevolezza che qualcosa inevitabilmente sarà diverso.

Nell’incontro in cui gli operatori economici del territorio si sono confrontati, pur esprimendo pareri a volte diversi, è stato offerto un quadro della situazione odierna, a dieci anni dal sisma. Quali sono le prospettive future? Come e cosa fare per realizzarle? Dal dibattito è emerso in tutti la volontà determinante di rimanere a Visso per far tornare un territorio stabile dal punto di vista lavorativo ed economico, perché capace di valorizzare le tante risorse che possiede. 

Credo che, pur vivendo in una piccola realtà, abbiamo una qualità della vita molto alta, che ci permette, a differenza di chi vive in città, di condurre un’esistenza più tranquilla, anche se lo scotto da pagare per questo è talvolta la carenza di servizi. Per quanto riguarda la nostra attività il sisma 2016 ha cambiato tutto, costringendo tutti ad adattarsi. 

Prima del terremoto i negozi erano luoghi di incontro, di quotidianità, di normalità. Dopo sono diventati anche un segno di resistenza. Tenere aperto, nonostante le difficoltà, ha significato per noi dire “ci siamo ancora!”.

Il futuro del commercio nei piccoli paesi non è fatto solo di numeri, ma di collaborazione, identità e capacità di evolversi restando autentici. Perché se i negozi restano vivi, resta vivo anche il paese.” 

Questo è in sintesi il pensiero di Stefano Sabbatini, giovane proprietario di uno storico negozio di ortofrutta a conduzione familiare e padre di tre piccoli bambini, che aveva il suo locale nella Piazza Martiri Vissani.

Le tre testimonianze che seguono sono di Marco Grelloni, Francesco Flammini, giovani padri di due bimbi, e di Samuele Calabrò anche lui giovane imprenditore. Hanno deciso di restare e rimboccarsi le maniche per ricostruire le loro attività dopo il terremoto del 2016. La loro forza, competenza e determinazione li porta ad essere certi che il territorio ce la farà a riprendersi. 

Con la mia famiglia prima del 2016 avevamo in gestione il bar del Laghetto, quindi dopo la scossa più devastante, insieme al personale tecnico, che valutava la situazione del patrimonio immobiliare, insieme a mio padre, siamo andati a vedere la situazione, ma la struttura non era a posto ed è stata dichiarata inagibile.  Così ho cercato un luogo vicino a Visso per continuare il mio lavoro e nel giro di poco tempo a Maddalena di Muccia ho lavorato come dipendente in un bar che poi ho acquistato. Era un bar pizzeria al taglio e questo mi ha fatto avvicinare al mondo della pizza. Ho visto che gli orizzonti potevano essere ampliati e ho approfondito la conoscenza in questo settore per approdare a quello della Pinsa romana. Ho quindi fatto un corso per specializzarmi nella sua realizzazione, accanto ad altri riguardanti i fritti di ogni tipo, dai classici, come i supplì, alle lasagne, alla coda alla vaccinara, agli spaghetti alla carbonara e tanto altro. Per quattro anni e mezzo, anche durante il Covid, sono rimasto a Maddalena. L’attività andava bene, funzionava, si guadagnava. Nel frattempo il bar del Laghetto è stato ricostruito e l’Amministrazione ha pensato di tenerlo aperto tutto l’anno. Anche se sapevo che avrei lasciato un’attività redditizia, la voglia di tornare a casa era tanta. Stava per nascere il mio primo figlio, così abbiamo scelto di tornare a Visso per dare ai nostri figli la tranquillità, la spensieratezza, la sicurezza che una città non garantisce. Ho così venduto l’attività a Maddalena per dar vita ad un nuovo progetto in un luogo non di mia proprietà, ma in affitto. In accordo con l’Amministrazione del tempo mi sono stati riconosciuti sette anni del vecchio contratto pre-terremoto e cinque del fermo causa terremoto, da riscattare. Così io e la mia famiglia siamo tornati a vivere a Visso, in affitto, abbiamo acquistato nuovi arredi e nuovi macchinari a nostre spese e nel nuovo bar ho portato il mondo della Pinsa romana che ho scoperto essere molto apprezzata. Purtroppo però non tutto è andato come speravamo perché i cinque anni l’Amministrazione non me li ha fatti riscattare. Questo è stato un grande problema, visto l’importante investimento che avevamo fatto. Ora però posso dire che la situazione della mia attività è buona. Il lavoro c’è anche grazie alle innovazioni che abbiamo apportate. La tipologia della clientela è cambiata: i turisti dell’estate e i clienti locali in inverno sono stati sostituiti dagli operai delle tante ditte della ricostruzione e da chi passa a Visso per andare in montagna. Per questo siamo passati dal bar aperto fino a tarda notte, alla ristorazione veloce, mordi e fuggi, dove la gente si può fermare e mangiare. Per il futuro spero che le amministrazioni del territorio possano fare fronte comune in questo momento difficile e abbandonare l’abitudine di farsi piccole battaglie reciproche che non favoriscono la ripresa. Per quanto riguarda la mia attività, ubicata in un parco, mi piacerebbe che le Amministrazioni che si susseguiranno possano dimostrare maggiore interesse verso il luogo, che ha bisogno di cura e sistemazione continue, perché diventi più accogliente per chi vuole passare ore piacevoli.

Marco Grelloni

Sono Francesco Flammini e ho 35 anni. Io e la mia famiglia siamo i titolari del Caffè Pasticceria Sibilla Fratelli Flammini. Mio nonno Gaetano nel 1967 rilevò l’attività dai precedenti proprietari, poi   mio padre e i suoi fratelli hanno continuato a gestirla e ora siamo io e mia sorella a condurla con l’aiuto dei nostri genitori. Rappresento quindi la terza generazione. La nostra attività è dedita soprattutto alla pasticceria, ma anche continua la gestione del bar. Il terremoto ha cambiato un po’ la situazione soprattutto per quanto riguarda il turismo, perché ora ci rivolgiamo ad un mercato diverso da quello a cui eravamo abituati. Per questo ci siamo anche spostati sul mercato on-line che ci permette di vendere i nostri prodotti in tutta Italia e anche in Europa, in particolare i grandi lievitati, panettoni e colombe pasquali, su cui ci siamo specializzati. In questo modo siamo riusciti a colmare i vuoti che si creano durante l’anno nella vendita al dettaglio, legata al turismo, e questa scelta ci ha permesso di essere operativi 365 giorni l’anno. Dopo il terremoto io e la mia famiglia abbiamo deciso di tornare a Visso e riaprire l’attività nonostante avessimo molte possibilità di lavorare in centri più grandi come Macerata o Civitanova Marche, che sicuramente ci avrebbero dato una visibilità e un rientro economico maggiori. Ma siamo tornati perché volevamo continuare a fare il nostro lavoro nel nostro paese. Io volevo crearmi una famiglia e infatti mi sono sposato nel 2018, l’anno in cui abbiamo aperto qui a Visso delocalizzando l’attività che si trovava nel centro storico, nella Piazza. Ѐ stata una scelta assolutamente di cuore e ad oggi posso dire completamente azzeccata. La situazione economica del paese è cambiata, non c’è più quel turismo estivo e parzialmente stanziale che permetteva tutti i giorni di avere quel determinato guadagno, ora è un turismo da weekend. Ma la montagna, secondo me, è stata rivalutata e se noi saremo “bravi” ad accogliere nel giusto modo i clienti, avremo una crescita esponenziale nel futuro, considerando anche che, nonostante siano passati 10 anni dal terremoto, abbiamo nel paese qualche casa in più, qualche seconda casa in più e sicuramente si intravede un miglioramento rispetto alla desertificazione che il terremoto del 2016 aveva creato nell’immediato. Attualmente gran parte dei problemi riguardano la mancanza dei servizi, che anche prima del terremoto non erano adeguati, ma per incentivare il ritorno delle famiglie e farle rimanere a Visso o addirittura a trasferirvisi, bisogna fornire più servizi possibili soprattutto per i bambini. Questo è importante perché qui nel paese lo stile di vita è particolarmente ottimale sia per i ritmi lenti, sia per un forte senso di comunità e una profonda connessione con la natura. Ѐ importante sfruttare tutte le risorse naturali che abbiamo e che il terremoto non ha distrutto per creare delle attrazioni, percorsi naturalistici che ci sono, ma che non vengono utilizzati giustamente”.

“Sono Samuele Calabrò, ho 39 anni e sono titolare della Macelleria Calabrò fondata nel 1936 dal mio bisnonno. Attualmente rappresento la quarta generazione. La nostra attività è a conduzione familiare e si è sempre occupata della produzione di salumi e della vendita al banco di carne di animali provenienti dal territorio. Molto si lavorava con chi soprattutto veniva in vacanza a Visso per lunghi periodi, ora invece il turismo è cambiato, è giornaliero. Le persone arrivano la mattina per andare in montagna e tornano la sera e riguardo la nostra produzione, abbiamo notato una maggiore vendita dei salumi rispetto alla carne fresca. Per questo ci stiamo anche dedicando alla produzione di cotti, come mortadella, prosciutto cotto, wurstel, e abbiamo anche iniziato ad avviare un lavoro da rosticceria. Ho scelto di restare a Visso dopo il terremoto perché sono innamorato di questo posto, mi piacciono le montagne, fare passeggiate; mi piace la tranquillità che trasmettono e soprattutto voglio continuare e sviluppare l’attività che avevano costruito i miei nonni e i miei genitori. Non ho mai avuto dei dubbi sul tornare e sul restare. Inizialmente è stata un po’ dura perché il paese era completamente diverso rispetto al pre-terremoto. Molti se ne erano andati, qualcuno aveva trovato lavoro fuori. Tutto questo ha creato un po’ di incertezza per quanto riguarda la mia attività, ma ora la situazione è migliorata e il lavoro sta andando molto bene sia perché alle spalle ho un’esperienza importante, sia perché realizziamo prodotti tipici di cui abbiamo una forte richiesta. Ѐ fondamentale   per il nostro paese accelerare la ricostruzione per avere le seconde case il prima possibile, per accogliere un turismo stanziale che darebbe maggiori risorse e vita al paese. Sono ottimista riguardo al futuro anche se molto dipenderà da noi. Dovremmo essere maggiormente collaborativi per progettare insieme qualcosa che dia più importanza a quel molto che abbiamo e valorizzi di più la natura che ci circonda come molti paesi intorno stanno facendo.”

Quelle che seguono sono le parole di Giacomo e Valerio Paolucci, due ragazzi di San Severino Marche, che tre anni fa hanno acquistato la storica bottega di alimentari e norcineria artigianale di Giuseppe Tarragoni e che continuano a gestirla secondo la tradizione del precedente proprietario.

 “Siamo contenti di come sta andando la nostra attività. Ogni anno il fatturato aumenta forse anche per il ritorno di alcuni nelle loro case e perché molti vengono a Visso per andare in montagna o fare un’escursione in bici. Sicuramente, per incentivare l’economia del paese, è necessario accelerare la ricostruzione, perché, da quello che ascoltiamo dai clienti, abbiamo capito che chi viene ora a Visso lo fa sì per amore verso il paese, ma l’aspettativa di tutti è che il centro storico venga ricostruito per rivederlo com’era, una piccola chicca dell’entroterra marchigiano. Noi siamo comunque pienamente soddisfatti di aver fatto questo investimento, ci troviamo benissimo a Visso, dove abbiamo instaurato un bellissimo rapporto con i clienti del posto e con chi abitualmente viene da fuori per fare acquisti da noi”.

Federica Dominici, proprietaria di “Villa Colle affittacamere”, racconta le difficoltà affrontate:

“Ora il paese si sta rialzando. La situazione non è semplice, ma io ho deciso di crederci investendo in un’attività ricettiva più grande e più competitiva rispetto a quella ante sisma. La mia famiglia ha dovuto però prendere la dolorosa e dispendiosa decisione di trasferirsi a Spoleto, il centro logisticamente più vicino rispetto anche al lavoro di mio marito. Eravamo ancora a Visso nel 2017 e nel 2018, quando la popolazione non era ancora rientrata dalla zona costiera, quando comprare un paio di scarpe o una matita era un’impresa a dir poco titanica, quando c’erano pochi eroi che avevano aperto negozi di fortuna. Anch’io ho deciso di essere coraggiosa e non è stato facile decidere di portare i miei figli a vivere in un altro contesto, in un’altra città, un posto non più bello, ma certamente più sicuro!

Quello che auspico ora per Visso è la cooperazione fra la popolazione e in questo senso devo fare i complimenti a moltissime attività ricettive perché stiamo collaborando affinché chi viene a Visso non sia costretto a spostarsi per es. a Fiastra o in un altro luogo per mancanza di posti letto. Siamo arrivati addirittura a dividerci le prenotazioni per poter fare in modo che l’accoglienza torni ad essere un punto di pregio. Sono molto fiduciosa nella ripresa del settore che però ha bisogno, in questo momento e in modo importante, della sinergia tra pubblico e privato.

Penso che nell’immediato occorra promuovere in maniera incisiva il turismo lento, con tutto ciò che comporta riguardo la cura dei sentieri sia per i camminatori che per biker, o i cicloturisti. Penso, a questo proposito, al bel lavoro che hanno fatto a Frontignano. Credo poi molto nel turismo sportivo e per questo non dobbiamo aspettare che ricostruiscano la Piazza, ma auspico che si rimettano in piedi le strutture che c’erano prima come le piscine di Visso e Ussita e il Palaghiaccio. Forse dovremmo credere un po’ di più sulle nostre potenzialità anche culturali ed ambientali.

E’ anche emersa dal dibattito una visione coraggiosa e globale tesa a dare al territorio un’impronta unitaria e nello stesso tempo distintiva.   

“In questo momento le aziende sopravvivono, la prospettiva per il futuro è confusa. In tale situazione sarebbe fondamentale fare rete fra attività commerciali e non commerciali, fra i B&B e ogni tipo di accoglienza. Servirebbe creare un pacchetto di tutto quello che è il territorio, a mio avviso l’unico volano per la rinascita. Realizzare un marchio comune che rappresenti Visso in tutti quei prodotti che siano servizi commerciali alimentari, turistici e presentare Visso come un’identità unica nelle sue specificità. So però perfettamente che in questo paese tutto ciò è purtroppo utopico e lo dico perché anche io faccio fatica a trovare nel mio settore collaborazione per promuovere, ma da soli diventa difficile sia a livello di energie, sia anche a livello economico.

Servirebbe molto al settore del turismo. Quello mordi e fuggi in questo momento potrebbe essere anche corretto essendoci una limitata possibilità di alloggi. A questo proposito ho fatto una ricerca un anno fa, in seguito alla possibile realizzazione di un’iniziativa del Comune. Nel raggio di 30 Km, compreso Colfiorito, si viaggia su un numero di 1000 posti letto che non sono poi così pochi.  

Tutti parlano di turismo, si lamentano che è molto diminuito rispetto a prima, ma nessuno fa niente di propria iniziativa, qualcosa per raggiungere un obiettivo e questo mi lascia perplessa in riferimento al posto in cui viviamo. Ma pretende d’altra parte che venga fatto dagli altri e che porti risultati. Non è così che funziona!. Se si vuole alzare il livello, se si vuole cambiare anche la tipologia del turista che frequenta i nostri posti, sta a noi, alle attività commerciali, alla sinergia di tutti quanti nel proporre qualcosa di diverso in modo che la tipologia di turisti cambi in base a quello che si propone. Certo se   non si propone nulla quello che capitasi deve accettare! E poi se capita! 

Bisogna fare un brand unico, un marchio per tutti. Qui si ha di tutto: la lana, le carni, i formaggi, l’ambiente. Stare insieme collaborare, si può esser più o meno sulla stessa lunghezza d’onda, ma bisogna provare a mettere in campo una sinergia particolare.  E’ questo un momento che non capiterà più! E’ momento transitorio e difficile, però è anche vero che con la volontà, con la collaborazione tra attività commerciali, strutture ricettive, amministrazione, associazioni. Con lo scambio di idee si può cambiare qualcosa. Anche la riunione che avete fatto voi della Mappa di Comunità, è servita ad un piccolo confronto che è sempre utile.

Così si è espressa Anna Cherubini, comproprietaria della Troticoltura Cherubini.

Luca Testa imprenditore proprietario dell’Azienda agricola “Sapori dei Sibillini” fa una riflessione sulla situazione generale dei paesi dell’Appennino marchigiano e in particolare su quella di Visso.

A Radio 24, Simone Spezi, qualche mese fa diceva che in Italia il 60% dei ragazzi forse si sposerà, ma il 20% di loro non vuole avere figli. Quindi il problema della diminuzione della popolazione è generalizzato e non si riferisce solo .al nostro territorio. Noi stiamo sì assistendo ad uno spopolamento, stiamo avendo dei disagi, ma i disagi sono nazionali e anche le situazioni piccole come la nostra ne sono lo specchio. Bisogna però uscire dal rimpianto del passato. Sono 40 anni che sento la parola “eravamo”, da chi guarda ad un’epoca che non c’è più. Sono convinto che le persone, i paesi devono “essere”, devono lavorare sul presente per migliorarlo e non vivere di nostalgia di un tempo ormai passato. Noi a Visso viviamo di luce riflessa dal punto di vista economico. Senza Castelluccio o Frontignano sarebbe difficile sopravvivere per le attività commerciali. Conosco molti paesi dove i  commercianti hanno preso a supporto le pubbliche amministrazioni per presentare dei progetti, mentre da noi tutto l’entourage economico della zona fa solo richieste al Comune, perché non sa cosa fare, non sa come muoversi. Non si può sempre attribuire la colpa alle amministrazioni e non proporre nulla! Occorre l’indipendenza mentale, imprenditoriale e industriale. Alla riflessione di Giuseppe Gatti che dice che bisogna avere delle indicazioni dall’amministrazione, rispondo che Amministrazione e operatori economici devono essere a supporto uno dell’altro per dare vitalità al territorio. In un posto dove non c’è ricambio generazionale tutti si devono supportare e non pensare che il terremoto abbia creato la situazione odierna, perché quella che c’è adesso c’era anche 50 anni fa. Oggi più che mai bisogna unirsi. Manca però purtroppo l’intraprendenza!”

C’è poi chi vede la situazione meno positivamente e invita ad essere realisti, come Giuseppe Tarragoni che aveva la sua attività nel centro storico di Visso oggi venduta ai fratelli Paolucci.

 Bisogna essere realisti e guardare in faccia la situazione: il commercio e l’allevamento devono fare un passo indietro per andare avanti dopo la battuta di arresto causata dal terremoto. Il numero della popolazione residente è sceso, quindi dovremmo guardare all’essenziale, sia rispetto al turismo che al commercio. In questo momento particolare la nostra zona deve essere proposta a chi ama l’essenzialità e non la confusione perché è questo il target che ci permetterà di rinascere pian piano. Solo in seguito si potrà cominciare a fare cambiamenti importanti tenendo però sempre presente che il futuro dei paesi come Visso non può fondarsi sulla competizione con le città. Bisogna puntare sulle persone che si accontentano dell’essenziale. Una cosa però è certa: il commercio deve tornare dentro il centro storico che era la maggiore attrattiva del paese.”

Le seguenti parole sono di Laura Sabatini, giovane donna che, dopo aver preso la maturità classica, ha deciso di rimanere a Visso, lavorare nell’impresa di famiglia e quindi dedicarsi all’allevamento del bestiame.

“Perché ho scelto questa strada? Prima del terremoto non ci pensavo minimamente, ma a 16 anni, dopo l’evento disastroso del 2016, ho riscoperto il mio territorio. Mi sono resa conto che il paese non c’era più, ma che era rimasto tutto il resto: le montagne, gli animali, i panorami che non nessun altro ha, in cui era bello entrare in sintonia e farne parte. Stare sulla montagna con il bestiame e svolgere questo lavoro, ti permette di diventare parte totale dell’ambiente. La fatica non mi ha spaventato, perché innanzitutto mi ha spinto la passione e poi a contatto con gli animali ho visto la vita nella sua purezza. A scuola pensavo che lo studio fosse assolutamente importante perché arricchisce la persona e dà strumenti fondamentali anche per essere critici nei confronti del mondo. Contemporaneamente però serve anche un lavoro fisico. Anche Tolstoj scriveva queste cose e diceva che la vita di campagna è pura e offre un rapporto autentico con la vita stessa. A Visso abbiamo l’opportunità di realizzare tutto ciò. 

Il nostro è un allevamento da carne. Alleviamo equini e bovini allo stato semibrado: la maggior parte dell’anno sono al pascolo, nel periodo invernale nelle stalle o in recinti esterni. Questo consente il benessere dell’animale e il mantenimento del territorio perché si effettua così la pulizia del pascolo che altrimenti verrebbe infestato da ginepri, spini e da tutte quelle piante che andrebbero ad occludere la montagna rendendola impraticabile anche per i camminatori. Riguardo al foraggio noi in gran parte lo acquistiamo, in quanto da soli riusciamo a produrne poco perché ad esempio, quei pochi campi che c’erano a Visso per produrre fieno sono stati occupati dalle SAE. Il terremoto ha fatto anche questo danno. 

Questi animali sono nati e cresciuti in questo territorio e da oltre 40 anni si è fatta la rimonta interna che favorisce una continuità genetica e un miglioramento della rusticità stessa dell’animale, completamente adattato al territorio. 

 Abbiamo una sessantina di capi di bovini, più gli equini. Io lavoro con papà e insieme guidiamo il tutto con l’aiuto dei miei fratelli, quando lo studio lo permette loro, e di mio zio. Ci rivolgiamo al mercato delle Marche dove vendiamo vitelli svezzati a sei mesi, che hanno mangiato esclusivamente cibi naturali, erba, latte, fieno. Gli ingrassatori dicono che sono animali molto belli, forti e con ingrassamento cospicuo.

Ora c’è un abbassamento della richiesta della carne di cavallo e proprio adesso hanno proposto una legge, sulla spinta di ideologie animaliste, per chiudere la macellazione equina. Questo però è pericoloso. Si andrebbe a bloccare un’intera filiera e si danneggerebbe la montagna perché gli allevamenti in altura sono importanti per il territorio in quanto anche i cavalli mantengono pulite le montagne. Si genererebbe un danno ambientale enorme. Poi se si impedisse la macellazione di questi animali non ci sarebbe più nessun motivo di allevarli quindi verrebbero o tutti abbattuti o lasciati liberi e abbandonati a se stessi. Se poi alle piccole aziende come la nostra, che si reggono sulla pluriattività, viene tolta una parte, si fa un danno enorme. Infatti il mercato della carne oscilla: un anno magari vanno bene i vitelli e un anno i puledri e così si compensano le vendite.   

Certo le difficoltà ci sono! Ad esempio con il terremoto è andata via l’acqua in montagna e questa è un’emergenza che ancora c’è, è estenuante e deve essere risolta e gestita dall’amministrazione. 

Altro problema, che sta emergendo ora, riguarda la concessione dei pascoli da parte del Comune. C’è una forte speculazione perché ci sono i contributi europei che ti permettono di accedere a risorse immense in base ai “titoli” che hai (cioè i diritti all’aiuto in denaro per ettaro). Ѐ successo qualche tempo fa che allevatori non residenti, arrivati anche da Padova, con titoli di migliaia di euro, si sono messi in competizione con i piccoli agricoltori. Hanno acquisito i pascoli e alcuni qualche volta neanche portandoci gli animali. I titoli saranno in vigore fino al 2027 poi la Commissione europea deciderà altre modalità di aiuto diretto. Ovviamente c’è una differenza sostanziale tra il piccolo e il grande allevatore rispetto al numero e al valore dei titoli. Quindi se i terreni vanno all’asta i grandi hanno più disponibilità economica. Può accadere che i comuni che hanno in gestione queste terre possano darle a questi grandi con la connivenza delle comunanze, delle ASL, dei controlli veterinari. Per esempio. io che ho in affitto dei pascoli a Passo Cattivo e a valle Orteccia, pago al Comune circa 100 euro ad ettaro, ma si parla di terreni a circa 2000 m che sono scomodi e non valgono questi soldi e il contributo che percepisco dall’UE per la maggior parte va al pagamento dell’affitto. Queste cose sono state fatte presenti alla nuova amministrazione e speriamo che ci ascolti. 

Ora hanno fatto un nuovo bando per altri terreni di valle Orteccia. Bisogna vedere chi si presenta. Hanno dato la priorità prima a quelli residenti a Castelsantangelo perché pur essendo di proprietà di Visso su questi terreni c’è l’uso civico di  Castello quindi la priorità va a loro, poi agli abitanti di Visso e quindi di Ussita. Dagli studi fatti da Venanzoni risulta che quei terreni facevano parte dei Bona Comunalia, cioè erano di esclusiva proprietà del comune di Visso, a differenza del pascolo di Careschio facente parte dell’annesso di Villa S. Antonio e quindi ad esclusivo uso degli abitanti di Villa. Invece per quelle terre lassù e quelle di Macchie e Vallinfante una legge dei Priori stabiliva chi e quando doveva andare a pascolare, come si trova scritto sullo Statuto del 1461. 

Era più facile prima. Questo però è un argomento complesso che merita un approfondimento ulteriore.

Se guardo al futuro posso dire che va bene favorire a Visso lo sviluppo del turismo, ma non può essere un’attività esclusiva anche perché oggi è diventato “mordi e fuggi” e non dà niente al territorio. Prima il turista si fermava per un bel po’ di tempo, diventava parte attiva della cittadinanza, faceva la spesa ecc., ora invece chi arriva mangia magari un panino, non lascia niente e a volte fa danni perché alcuni non riescono neanche a capire il valore dell’ambiente.

 Siamo diversi giovani occupati nel settore zootecnico e dopo il terremoto, nonostante tutte le difficoltà presenti, il numero degli occupati è aumentato. Se si considerano anche Ussita e Castello, ci sono almeno una quindicina di piccole aziende guidate da giovani sotto i 40 anni e ci sono anche altre donne, oltre me, a fare questo lavoro. Si può dire che il territorio è caratterizzato da questo tipo di economia.

Tutti quelli che si occupano di allevamento hanno ereditato le aziende dalla famiglia, perché partire da zero è difficile.  Ora noi facciamo un lavoro antico con una mentalità diversa, moderna. In esso l’istruzione è importante per muoversi nel mondo del mercato, anche solo nel mare delle direttive comunitarie riguardanti ad esempio l’alpeggio e le norme sanitarie senza dimenticare le spese che si devono sostenere: l’ufficio che ti fa la contabilità, l’ufficio che ti fa le domande, i controlli sanitari, gli affitti esorbitanti dei pascoli. 

L’economia è stata colpita e ferita dal sisma, ma la volontà di resistere e di reinventarsi è stata più forte. Soprattutto giovani imprenditori non si sono lasciati trasportare dallo scoraggiamento, non hanno abbandonato “il campo” e, nonostante le grandi difficoltà da superare, sono rimasti e hanno saputo ridare nuovo vigore all’economia del loro territorio. Sicuramente il cammino da fare è ancora lungo, alcuni ancora non sono del tutto liberi dallo sconforto, ma dall’incontro è emerso che tanti sono i progetti e le idee che possono rivitalizzare l’economia delle nostre terre. Certamente tutti hanno bisogno e chiedono alle istituzioni responsabilità e politiche che siano al loro fianco.