L’Associazione “Visso d’arte” nel pomeriggio del 23 settembre 2024, nell’ambito del progetto “Mappa di Comunità di Visso”, ha proposto un percorso all’interno del paese per documentare quanto la risorsa-acqua sia stata, ed è ancora, importante e protagonista del territorio. I fiumi che lo attraversano hanno sempre fatto da sfondo alla vita di Visso e tutti, bambini, ragazzi, adulti, anziani, hanno un ricordo o un’esperienza in cui sono presenti le acque, a volte profonde ed impetuose, a volte più tranquille e argentine, dei tre corsi d’acqua che lo attraversano: l’imponente fiume Nera, il limpido fiume Ussita e il piccolo fiume che scende da Vallopa.
Così un gruppo di vissani e non, ha rinnovato la memoria e fatto nuove scoperte durante una passeggiata lungo il “percorso delle acque”. Nel camminare, i ricordi e i racconti si sono intrecciati con l’approfondimento storico dei proff. Marco Moroni, Augusto Ciuffetti e Paolo Coppari. Ѐ stato un parlare “…in cammino” su questa preziosa risorsa il cui utilizzo ha segnato la storia, l’economia, la tecnica, la cultura del paese; lo ha caratterizzato e ancora lo rappresenta. Sono emersi preziosi spaccati di vita restituiti da chi abita a Visso e ha raccontato le sue vicende lavorative in ambiti in cui l’acqua era ed è fondamentale. Scienza storica ed esperienza, incontrandosi, si sono rispettosamente integrate mentre si camminava in zone colpite dal sisma del 2016, dove le strade, le case ferite e vuote sono diventate testimoni silenziosi della vitalità per ora perduta. E dove il gorgogliare dei fiumi suggerisce che non bisogna cedere, ma andare avanti e rigenerarsi come l’acqua che scorre.
Si sono trattati vari aspetti dell’economia e della quotidianità.
Si è parlato di mulini e gualchiere che dal Medioevo hanno permesso non solo di macinare il grano, ma anche di lavorare la lana e i tessuti nella filanda. Con l’avvento dell’industria sono diventati obsoleti e trasformati in centrali elettriche, come nel 1930 è accaduto per quella idroelettrica ex Serafini in Via dei Molini, passata poi all’ENEL.
Si è ricordata l’attività della filanda di Rinaldi-Fratini, nata nel 1880, dove, dagli inizi del ‘900, veniva portata la preziosa lana della sopravissana che lì veniva lavata, cardata, filata e utilizzata per la confezione dei cappotti impermeabili dei pastori e dove dagli anni ’60 si è continuato a produrre coperte di tipo abruzzese.
Si è visto il lavatoio lungo le sponde del fiume Nera, accanto alla Porta S. Angelo, dove le donne andavano con i loro o altrui panni per lavarli, strofinandoli vigorosamente sulla pietra.
Si è parlato del laghetto artificiale realizzato nel 1953 e alimentato dalle acque del torrente Vallopa che scende da Borgo S. Giovanni, creato dall’allora Sindaco Fattori, a corredo del Parco pubblico, con l’obiettivo di dare spinta al turismo. Ancora oggi è il Parco più frequentato dai ragazzi di Visso e dai turisti in generale che in estate godono della frescura dell’acqua e dell’ombra degli alberi.
Si è camminato fino all’Opera di Presa sul fiume Nera in Via Roma, utilizzata per raccogliere l’acqua del fiume, che grazie ad una galleria di 9 km, in alcuni tratti anche scavata a mano nella roccia nei primi del ‘900, alimenta l’impianto idroelettrico di Preci. Un’opera in cui non manca l’attenzione per l’ambiente: infatti accanto ad essa è stata realizzata una vasca di rimonta per i pesci che così possono spostarsi da una parte all’altra del fiume senza subire lo sbarramento delle paratie.
Alla fine del percorso molte sono state le riflessioni fatte, una fra tutte che dal tardo Medioevo e per tutta l’età moderna c’è stato un rapporto costante e continuo di Visso con l’acqua. Una città costruita su di essa come dimostrano le parole della Rubrica 48 degli Statuti di Visso, che pongono l’attenzione sulla manutenzione dei canali e dove si dice:” Stabiliamo che il condotto dell’acqua che scorre sotto le case, dal mulino della Chiesa fino alla porta di S. Maria sia oggetto di manutenzioni e il suo corso venga tenuto sgombro quando conviene…… …nessuno osi mettere in ammollo o lavare in questo condotto o negli altri che stanno al di fuori di Porta di S. Maria panni o pelli o altro , oppure mettervi un ostacolo che impedisce il corso regolare dell’acqua”.
Un condotto quindi che, scorrendo in gran parte sotto le case, doveva essere mantenuto pulito perché qualsiasi ostacolo al corso delle acque poteva essere un pericolo per la città.
Si dice anche nella Rubrica 98:” Stabiliamo che nessuno osi danneggiare il condotto della fonte in cima al castello di Visso, né nessun altro di quelli posti all’interno del distretto di Visso; è vietato inoltre trarre acqua da questi e ostacolarne il corso impedendo così che le fonti siano alimentate”.
Molta attenzione è anche data alla cura dei fiumi come è scritto nella Rubrica 54:” Stabiliamo che nessuno getti animali morti, né scotano o acqua contaminata con lo scotano nel tratto del fiume di Ussita che va dal Palazzo del Capitano in su”.
L’acqua dunque da sempre un bene prezioso, una risorsa eco-sistemica che va salvaguardata e protetta come lo è stata in passato. Grazie ad una mappa portata all’attenzione dei presenti dal prof. Augusto Ciuffetti ed estratta dal Catasto Gregoriano, si è potuto constatare la presenza ancora oggi di canali sotto le strade e le case, per cui, alla fine del percorso, l’epiteto dato a Visso di “città d’acqua” è sembrato a tutti assolutamente appropriato.







